LA STORIA DEI JEANS
, Levi Strauss
americanizzazione del tedesco Löb Strauß (1829-1902), nel 1853 aveva fatto le
valigie, salutato i parenti ed era salpato da New York diretto a San
Francisco. Era convinto che le terre californiane, a quel tempo in piena corsa
all’oro, sarebbero state un buon affare per l’azienda di famiglia,
un’industria di abbigliamento. Per questo si era fatto dare dai fratelli Jonas
e Luis un bel carico di pantaloni, maglie e tessuti vari – gli servivano per
avviare il suo business sulla costa occidentale degli Stati Uniti – ed era
partito. In realtà, da buon venditore ambulante quale era, l’affare lo fece già
in viaggio, piazzando quasi tutta la merce tra i passeggeri della nave.
Così, quando sbarcò a San Francisco,
nel baule aveva solo qualche ruvido tessuto per i tendoni dei
carri. Fu la sua fortuna: lo tagliò e ne ricavò un bel paio di pantaloni
resistenti, che fecero la gioia di un minatore della zona,
stufo di indossar vestiti che si rompevano di continuo. Erano quelli i
primi Levi’s della storia.
Una volta si stabilì nella nuova città, Strauss fece rifornimento e
mise su una filiale dell’azienda familiare, la Levi Strauss & Co. Oltre alle vendite, nel tempo libero produceva i suoi pantaloni, i
quali nel frattempo erano divenuti molto famosi tra i minatori, ma
ancora ben lontani da come li conosciamo oggi. La trasformazione verso i
moderni Levi’s infatti avvenne per gradi. Il primo passo fu quello di scegliere
un tessuto più comodo, diverso da quello dei tendoni inizialmente usato, troppo
ruvido sulla pelle.
La scelta cadde sul un tessuto della
città di Nimes, in Francia, abbreviato in America come denim,
dal caratteristico aspetto blu della tinta usata per
colorarlo.
L’idea di Strauss in realtà non era
nuova: qualche decennio prima ci avevano già pensato gli ingegnosi marinai
di Genova a fare lo stesso con un telo bluastro (forse
proprio il denim o forse del fustagno italiano) usato per le vele delle
navi. Ma l’inventiva del popolo italiano non andò comunque persa, e una traccia
ne rimase almeno nel nome dei pantaloni da lavoro di
Strauss: blues Jeans, dove il primo termine si riferisce
ovviamente al colore, e Jeans sta per Genes, con cui allora ci si riferiva ai
genovesi.
Il secondo passo verso il successo
invece si deve a un sarto: Jacob Davis(1831-1908),
cliente di Strauss. Nella sua sartoria di Reno, nel Nevada, nel 1871 Davis
aveva trovato un modo per fissare una volta per tutte le tasche ai pantaloni
senza che – una volta cariche di attrezzi, pepite e cianfrusaglie varie –
cedessero lasciando cadere tutto in terra. Davis era riuscito a rinforzare i
pantaloni dei lavoratori applicando nei punti più delicati dei rivetti
di rame. Ma pur desideroso di sfruttare commercialmente la sua invenzione,
e di rivendicarne la paternità, non aveva abbastanza soldi da far domanda
di brevetto, per cui pensò di chiedere aiuto a quel rivenditore di
San Francisco e nel 1872 scrisse a Strauss. Affare fatto:
il 20 maggio 1873, arrivò, a nome di entrambi, il brevetto.
I primi Levis (waist overalls,
come venivano chiamate) arrivavano direttamente dalle casa delle sarte
impiegate presso la Strauss, che di fronte alle grandi richieste ben prestò
dedicò un’intera industria alla produzione dei blue jeans. Era arrivato il
successo; e nel 1886 arrivò anche il marchio di fabbrica,
l’etichetta in pelle, sintesi della qualità del prodotto di casa Levis: due
cavalli che tirano un paio di pantaloni senza riuscire a romperli.
No hay comentarios:
Publicar un comentario